Facebook; Cala l’appeal degli Eventi a causa delle ultime modifiche

 

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Che la società odierna sia dinamica soprattutto per quanto riguarda le mode e i costumi è un fatto risaputo. A maggior ragione l’effetto si verifica sul web ed in particolar modo sul Social Network più famoso al mondo (oltre 500 milioni di utenti), qui infatti grazie al meccanismo della codivisione e replicabilità, può accadere di tutto ad esempio sono noti i successi delle pagine “questo pomodoro avrà più fan di un noto personaggio politico” (con oltre 600 mila iscritti e oltre 500 mila per la melanzana…) Ma il moderno internauta bombardato da centinaia di spot di ogni genere e con più mezzi (tv, radio, giornali, 6×3, brochure, volantini, call center, spam email, porta a porta etc..) aveva trovato un’”oasi digitale” su Facebook, tutto evolve nel marasma del web 2.0, e così anche nell’oasi digitale ci siamo ritrovati ad accettare e molto spesso a rifiutare centinaia di inviti a pagine, gruppi o eventi, questi ultimi fino a ieri erano accorpati nella stessa schermata di richiesta Amicizie, Pagine, Gruppi e Giochi, ora sono visibili sulla home page nel menù a destra (ad esempio troverai “84 Eventi”) con gli eventi giornalieri in evidenza. Questo cambiamento ha generato un cambiamento nell’Appeal degli eventi che ha prodotto una diminuzione dei “Parteciperò” e “Forse Parteciperò”, ed un considerevole aumento dei “In attesa di risposta”, diminuiti anche i “Non Parteciperò” il che ci fa dedurre una sorta di rifiuto a clikkare su eventi a priori (probabilmente l’utente non apre nemmeno la schermata per visualizzare i contenuti dei vari inviti), ovviamente dato l’aumento degli utenti attivi, del numero delle ore trascorse loggati e delle promozioni da parte di aziende (soprattutto in relazione ad eventi culturali o di massa), l’utente ha fatto una certa assuefazione alle richieste per tanto paradossalmente – a mio modo di vedere – nonostante gli aumenti statistici elencati, sono diminuite le adesioni virtuali ad eventi (ma anche a gruppi o fan page). Aspetto Vs considerazioni in merito.

Andrea Cantelmi Esperto Social Network

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Riporto di seguito alcuni commenti tratti da Milist

Assolutamente d’accordo ed i motivi sono quelli che hai elencato tu.
Noi abbiamo circa 150 fanpage di vario genere con oltre 800.000 utenti in totale che alimentiamo continuamente ed utilizziamo per sponsorizzare “pagine facebook” professionali realizzate per i nostri clienti.
Ebbene, da oltre un’anno l’acquisizione di nuovi fan è in netto calo così come le interazioni e le condivisioni dei post. Fino a circa 18 mesi, suggerendo una pagina a 300 amici si ottenevano circa 40 adesioni, adesso solo 5 o 6 per miracolo. E’ invece migliorato il rendimento della pubblicità su Facebook che consente tassi di conversione più soddisfacenti, anche questo è direttamente collegato al minore interesse nei contenuti della pagina che sposta l’attenzione dell’utente sulla pubblicità.
Evidentemente le modifiche all’usabilità ed ai percorsi di navigazione del sito non hanno favorito l’interazione dell’utente con strumenti come “inviti a pagine” o ad eventi ed il proliferarsi di inviti ha portato gli utenti a cliccare sul tasto “ignora”. Al contempo Facebook ha iniziato una politica di cancellazione di fanpage frivole e comunque non “ufficiali”, ossia non relative a marche di aziende, profili pubblici reali o siti web.
Anche il tasso di attività degli utenti sembra calato drasticamente. Una volta scemata la curiosità sembra che molti utenti siano diventato dormienti o occasionali ed ovviamente sono diminuiti i potenziali “ambassador” dei messaggi e i fanatici delle varie community che propagano le notizie attraverso le condivisioni ed i “mi piace”.
Sicuramente il trend negativo non è da ignorare ed è un brutto segnale soprattutto per gli investitori nei social media.
Alessandro Cirinei
Xool srl

Argomento interessante.
A me FB non è mai piaciuto ma ci sono dentro per lavoro, per tenermi informato. Non so ancora bene perché ma FB mi pare frustrante. E’ una sorta di “bar sport planetario” dove raramente succede qualcosa di veramente interessante. FB comunque suggerisce alcune domande: perché una cosa simile non avrebbe mai potuto accadere in Italia? In fondo l’idea in sé non è che sia così trascendentale.
Uno Zuckerberg italiano sarebbe probabilmente disoccupato o ridotto a lavorare in un call center a 400 euro al mese e a fare il bamboccione in famiglia. Anzi, perché in Italia non nasce (ancora) nulla di rilevante sulla rete che si diffonda poi su scala mondiale?
Altra domanda: FB potrà implodere? Magari scalzato da qualcos’altro? Anche Second Life pareva dovesse fare sfracelli e invece è caduta nel dimenticatoio…

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Provo a darti due risposte, Alessandro, sulla base di un po’ di esperienze dirette in questi anni.

Il giorno 07/dic/2010, alle ore 19.57, Alessandro Ghezzer ha scritto:

Argomento interessante.
A me FB non è mai piaciuto ma ci sono dentro per lavoro, per tenermi informato.

L’utilità su un Social Network è per definizione relativa, i SN devono dare microutilità a cerchie ristrette di persone: poter messaggiare i propri amici, sapere dove sono/cosa fanno e poter condividere chiacchiere, foto, musica e altre “banalità” è percepito come una grande utilità sociale da una grande fascia di italiani. Se dentro un contesto del genere pretendiamo di trovare interessi specifici è molto difficile. E ad ogni modo non è mai colpa di facebook, ma dipende dal proprio network, facebook è solo un foglio di excel vuoto che compiliamo noi quotidianamente 🙂

Non so ancora bene perché ma FB mi pare frustrante. E’ una sorta di “bar sport planetario” dove raramente succede qualcosa di veramente interessante. FB comunque suggerisce alcune domande: perché una cosa simile non avrebbe mai potuto accadere in Italia?

Secondo me per la convergenza di alcuni fattori di attrito:
– la lingua
– un sistema universitario sconnesso dall’impresa
– una legislazione sul lavoro che inibisce la mobilità e la sperimentazione (spesso preincubativa rispetto alla microimprenditorialità)
– un sistema bancario ottocentesco, e un sistema creditizio inadatto a finanziare l’impresa, figuriamoci le start up
– un approccio culturale diffuso di diffidenza verso le tecnologie (e spesso verso l’innovazione in generale) laddove in Silicon valley la tecnologia è percepita come fulcro per l’innovazione
– …

In fondo l’idea in sé non è che sia così trascendentale.

Certo che no. È stata l’execution, come sempre… scalare 650M di utenti così velocemente e farli restare.

Uno Zuckerberg italiano sarebbe probabilmente disoccupato o ridotto a lavorare in un call center a 400 euro al mese e a fare il bamboccione in famiglia. Anzi, perché in Italia non nasce (ancora) nulla di rilevante sulla rete che si diffonda poi su scala mondiale?

Nulla di quello che viene fatto in Italia, forse con l’unica eccezione della moda (difficilmente esportiamo persino i calciatori, nessun film libro, trasmissione anche il food ci è stato scippato e non è stato esportato…), diventa rilevante nel mondo da un secolo, figuriamoci in un settore neonato come il web 🙂

Altra domanda: FB potrà implodere? Magari scalzato da qualcos’altro? Anche Second Life pareva dovesse fare sfracelli e invece è caduta nel dimenticatoio…

Secondo life aveva chance di diventare “qualcosa” solo per poca stampa, nessuno che si occupi di web gli ha mai dato particolare credito in quel senso, considerandolo da sempre una realtà sperimentale interessante per quello, ma non per la sua scalabilità. I giornalisti (in particolare quelli italiani) hanno abboccato alle chimere futuriste del nome “Second Life” e degli avatar. Bastava andare in home page di SL e mediamente si registravano 20/30.000 utenti worldwide registrati, un evidente caso di prodotto di nicchia esaltato da giornalisti poco competenti in materia.

Due anni fa si parlava de “il monopoli di google” oggi si parla de “il monopolio di facebok”. SUl web basta poco a far “passare” MySpace e far arrivare facebook. I giganti del web poggiano sempre su sabbie mobili. Certo è che facebook sta sviluppando quello che tecnicamente si chiama Social Graph, la traslazione in base dati delle relazioni sociali che intercorrono tra ognuno di noi. Un centro di potere non da poco, sommato al fatto che più ci stiamo e più informazioni diamo, più “il sistema” ci ritorna utilità e informazioni profilate. Considerando anche che facebook è “già uscito da facebook” e si trova in decine di migliaia di siti attraverso la propria tecnologia “Connect” diventando una sorta di login universale, penso starà con noi per un bel po’… 🙂

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Io non paragonerei Facebook a Second Life. Second Life è stato fin dall’inizio un argomento solo markettaro per markettari vittime del loro stesso marketing. Accade spesso.
Diversamente, Facebook è un fenomeno assolutamente di massa, planetario, che non si può ignorare. Potrebbe avere i suoi momenti no, ma a oggi per un azienda è una vera mancanza non avere una pagina ben gestita. Domani… tutto dipende dalle scelte che farà il ragazzotto col suo giocattolino. (Che ha un faccione che non mi è simpatico, ma forse solo perché guadagna un po’ più di me.)
Per quanto riguarda gli eventi, se a seguito di una modifica cala l’appeal credo che dipenda anche dalla qualità dei contenuti offerti. Spesso si abbassa la qualità pur di “affollare” con una qualche stupidata il Wall degli utenti. Questa superficialità delle aziende si somma alla superficialità già tipica dell’habitat Facebook e, secondo me, del digitale in genere. Un click non costa nulla, e spesso si clicca con meno attenzione di quella che riserviamo alle riviste del parrucchiere.

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Forse non è che si sia sopravvalutato il mezzo, così da esserne parzialmente delusi ?
Fb non è una piattaforma di marketing espressamente studiata per questo, ma è un ‘gioco’ che può essere anche utilizzato per alcune di queste attività.
E proprio perchè è un gioco per alcuni è appassionante, per altri dopo l’effetto novità diventa noioso e da altri ancora riceve l’ostracismo preventivo, per svariati motivi.
Come il trenino o i videogames. mi pare…. c’è gente che ne ha fato ragione di vita professionale, mentre io non li guardo nemmeno, dopo aver avuto l’uno e gli altri.
Circa la Zuckerberg italiano ci sarebbero da spendere pagine su pagine.
Uno dei tanti motivi potrebbe essere il bacino di utenza ( anche culturale, oltre che linguistico)  e di risonanza mediatica : Alcuni ‘fenomeni’ ( FB, ma anche Ebay, l’e-commerce,  persino i siti di dating) facevano già parte della cultura collettiva di centinaia di milioni di persone,  e chi li ha realizzati ha trovato terreno fertile per svilupparsi e svilupparli, formando poi la cultura dei paesi non allineati a certe pratiche. 
Nulla di dissimile da ciò che avviene nella realtà : una qualsiasi attività innovativa ai limiti dell’assurdo ha qualche possibilità di sopravvivere ( e magari di esplodere) se viene aperta a Milano o Roma : per quanto di nicchia, la nicchia sarà sufficiente e l’iniziativa sarà raggiungibile ed ‘esposta’ anche al passaggio.
Comunque mi vien da ipotizzare che italianissime ‘menti’ possano esserci dietro a successi più o meno noti.  Magari non si espongono per ovvie italianissime ragioni, e il punto potrebbe essere il perchè vadano a realizzarli altrove e non dall’Italia.  
Citavo anni fa la ‘discoteca per nani’ : forse a Riccione poteva sopravvivere, a Milano o Roma pure, magari diventare una attrazione internazionale. Replicata  a Matera, non aveva speranze.
Si trattava  di un esempio-limite, nato da una boutade sulla mia statura non elevata…  😀
Saluti, Pierfranco

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Nulla di quello che viene fatto in Italia, forse con l’unica eccezione della moda (difficilmente esportiamo persino i calciatori, nessun film libro, trasmissione anche il food ci è stato scippato e non è stato esportato…), diventa rilevante nel mondo da un secolo, figuriamoci in un settore neonato come il web

riguardo facebook d’accordo, uno zuckerberg italiano non avrebbe avuto il “substrato” per far nascere la sua creatura. Idem per la nostra incapacità di esportare, a parte la moda, ferrari e poco altro.
Ma, per tornare alla rete, dove non si ha più a che fare con oggetti fisici e dove le barriere geografiche sono pressoché azzerate, un’idea come youtube, o twitter, potrebbe essere nata ovunque. Eppure noi rimaniamo impantanati in una dimensione provinciale, forse anche mentale e culturale, da cui pare impossibile uscire.
Probabilmente, come nel caso di uno zuckerberg nostrano, a noi italiani manca il substrato, cioè l’ecosistema che permetta a delle buone idee di decollare. L’unica cosa di notevole partorita da un italiano negli ultimi decenni è l’mpeg (e mp3!) di Chiariglione, ricercatore che erò ha una certa età ed è cresciuto dentro il monopolio Telecom e il suo centro di ricerca, che tra l’altro neppure ha capito bene che potenziale avesse sottomano. A parte Chiariglione, direi che nonostante la tanta buona volontà di moltissismi, c’è praticamente il deserto. O no?

Facebook; Cala l’appeal degli Eventi a causa delle ultime modificheultima modifica: 2010-11-20T11:49:00+01:00da comunytation
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